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mercoledì 24 agosto 2011

Il sindaco Tosi, leghista sotto tiro Ecco tutti i suoi amici e alleati - Corriere del Veneto

VERONA — Non è poi passato molto tempo da quando Umberto Bossi si coccolava Flavio Tosi come un figlio: l’aveva imposto a Berlusconi, sondaggi alla mano, come sindaco di Verona e gli aveva promesso - pubblicamente - la candidatura alla presidenza della Regione. Erano i tempi in cui Aldo Brancher, il regista del patto di Cisano e futuro ministro-lampo, era il primo alleato di Tosi nel Pdl, venendo puntualmente accontentato con nomine di suoi amici negli enti che contano. E poi c’era il rapporto privilegiato con l’Alleanza Nazionale dei fratelli Alberto e Massimo Giorgetti: ben quattro gli assessori di An nella giunta Tosi, che in questo modo aveva premiato la fiducia che gli aveva espresso, prima di altri, Gianfranco Fini. Al contrario, erano numerosi gli attriti con Forza Italia, specialmente con l’ala di riferimento dell’allora governatore Giancarlo Galan. Nella Lega veronese Tosi allevava i suoi cavalli, come Federico Bricolo e Alessandro Montagnoli, entrambi mandati a Roma in Parlamento (di Montagnoli, sindaco di Oppeano, Tosi sarebbe stato anche testimone di nozze).

Questa lunga premessa per dire che, oggi (ma non da oggi) tutto è cambiato. I rapporti con Bossi - per non dire di quelli con il suo luogotenente in Veneto, Gian Paolo Gobbo - paiono ai ferri corti al punto che Manuela Marrone, moglie del Senatùr, avrebbe chiesto l’espulsione del sindaco di Verona dalla Lega per «abiura»: troppo autonoma la linea di Tosi e troppo stonate le sue parole rispetto al canto intonato da Bossi. Le critiche al governo, ed in particolare alla condotta di Berlusconi, sono state benzina sul fuoco anche nei rapporti con il Pdl dei Giorgetti, con cui sono volati gli stracci per tutta l’estate: la riproposizione dell’alleanza per le prossime amministrative è - al momento - impensabile. Rapporti interrotti anche con Brancher, mentre proprio con gli ex forzisti un tempo vicini a Galan c’è grande feeling, specialmente a Palazzo Barbieri. Nella Lega, Bricolo è ormai saldamente parte del «cerchio magico » e l’ex amico Montagnoli, promosso vice-capogruppo alla Camera, ha sfidato (perdendo) il potere di Tosi all’ultimo congresso provinciale. Il Tosi ai vertici della popolarità dei sindaci italiani, il leghista schietto di casa in tutti i principali talk-show e che oggi non esita a impallinare senza pietà la manovra economica del «suo governo», si muove all’interno di una ragnatela di amici, collaboratori e alleati estremamente diversa rispetto a quella dove ha iniziato a muovere i primi passi nella politica che conta. La sua stella polare è il ministro dell’Interno Roberto Maroni di cui Tosi, in questi anni, è stato una sorte di consulente ombra sul tema dell’ordine pubblico. Se Bossi è ancora formalmente il capo supremo del Carroccio, è Maroni a tenere in mano il partito, come ha dimostrato la prova di forza contro il capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni (alla conta, si contarono solo nove firme per lui: una era quella di Montagnoli).