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sabato 20 agosto 2011

Da Rotterdam a Tokyo attraverso il Polo Il ritiro dei ghiacci apre nuove rotte - Corriere della Sera

NEW YORK - Tutti al Nord: squali russi, canoisti canadesi, pescherecci cinesi, multinazionali del petrolio. L'Artico, è sempre più affollato. Si sciolgono i ghiacci, si infittiscono gli interessi. Gas, petrolio, rotte commerciali, scorciatoie per evitare il canale di Panama e la circumnavigazione dell'Africa. C'è chi prevede che nel 2050 si andrà da quelle parti (tra Canada e Siberia per intenderci) con la giacca e la valigetta 24 ore al posto della pelliccia di foca e del rompighiaccio. Forse anche prima: Michel Bourdeau, comandante della guardiacoste Amundsen, questo mese al largo di Pond Inlet in Canada ha avvistato turisti che pagaiavano 800 chilometri oltre il Circolo Polare. «In vent'anni non li avevo mai visti così in alto». Come i pescecani che hanno attaccato i russi l'altro giorno.

Il riscaldamento globale fa migrare i pesci (e non solo loro). Tutti al Nord, lungo rotte che per più di un secolo sono state praticamente impraticabili. Nel 1906 quel diavolo di Amundsen scoprì il famoso Passaggio a Nord-Ovest, la via per scavallare le Americhe dall'Atlantico al Pacifico sfidando un dedalo di arcipelaghi e acque ghiacciate. Nei 100 anni successivi, solo 69 imbarcazioni sono riuscite a seguire l'esempio dell'esploratore norvegese. Lo stesso numero di navi che hanno compiuto il tragitto tra il 2006 e il 2010. L'ultima spedizione parte la settimana prossima, per risolvere quello che il Financial Times definisce «uno dei grandi misteri dell'Impero Britannico»: che fine abbiano fatto le due navi con cui Sir John Franklin lasciò l'Inghilterra nel 1845, con 134 marinai a bordo e l'obiettivo di aprire una nuova via commerciale attraverso il Grande Nord. L'avessero pure trovata, sarebbe rimasta inutilizzata fino all'accelerazione attuale: «Lassù le cose si stanno evolvendo in maniera molto più rapida di quanto avevamo preventivato - dice all 'Ft Louis Fortier, direttore scientifico di ArticNet, un think tank basato a Quebec City -. In termini di sfruttamento delle vie commerciali, industrializzazione, impatto sulle comunità Inuit, riscaldamento globale: stiamo assistendo a un'accelerazione imprevista».