mercoledì 30 giugno 2010

La nuova mappa della gravità terrestre L'ha realizzata un satellite dell'ESA. Servirà per decifrare il cambiamento climatico

MILANO - La gravità sulla Terra non è sempre uguale in tutti i punti del globo. Detta così può sembrare un’affermazione che interessa soltanto pochi scienziati specialisti di geodesia. Invece la misura di questo dato è determinante anche per decifrare il cambiamento climatico. Adesso un satellite dell’agenzia spaziale europea Esa ha realizzato la più precisa mappa gravitazionale della Terra che mai i ricercatori siano riusciti a disegnare con strumenti tradizionali. La sua presentazione è avvenuta al congresso degli studiosi della materia riuniti a Bergen, in Norvegia, e organizzato nell’ambito del programma Living Planet dell’Esa.

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IL PROGETTO GOCE - La mappa è frutto di un progetto ambizioso che mirava alla costruzione di un satellite, Goce, il quale volando a bassa quota poteva misurare ad alta risoluzione la forza gravitazionale. Questa non è sempre uguale perché dipende dalla concentrazione delle masse interne la cui distribuzione esatta ovviamente non si conosce. Ma far volare un satellite a bassa quota, come era necessario per l’obiettivo da raggiungere, è un azzardo perché viene frenato dalle particelle atmosferiche e quindi decade rapidamente. Così per far viaggiare Goce ad appena 254,9 chilometri di quota è stato dotato di un avanzatissimo motore ionico che con piccoli ma costanti impulsi neutralizza la resistenza all’avanzamento e garantisce la quota di volo. Il secondo ostacolo da superare è stata la costruzione dello strumento così sensibile da cogliere anche le minime variazioni della forza che ci tiene legati a terra. In questo modo i ricercatori sono riusciti a mettere insieme la forma più corretta del «geoide» che è appunto la forma della Terra secondo un’altezza di riferimento media riferita alla forza di gravità. Sia lo strumento che la costruzione del satellite è avvenuta in buona parte nelle camere bianche di Thales Alenia Space di Torino. «Questo risultato è molto prezioso – spiega il professor Reiner Rummel dell’Università di Monaco di Baviera che guida gli scienziati impegnati nella ricognizione – perché finalmente abbiamo una descrizione precisa di grandi aeree del nostro pianeta riguardanti il Sudamerica, l’Africa, Himalaya, il Sud Est dell’Asia e l’Antartide. Di queste zone si possedevano in alcuni casi povere descrizioni».

CAMBIAMENTO CLIMATICO -Ma scendendo nella pratica forse l’aspetto che più fa capire l’importanza di Goce lanciato in orbita nel 2009 è connesso al «climate change» perché i suoi dati sono essenziali per misurare la circolazione delle correnti oceaniche, le variazioni dei mari e la dinamica dei ghiacciai, cioè tutti elementi che entrano nel gioco dell’ancora complicato processo di cambiamento climatico. Le informazioni raccolte da Goce permettono la complilazione di modelli teorici essenziali per spiegare i mutamenti del pianeta sul quale viviamo. Esse sono poi integrate con altre fornite da vari satelliti riguardanti l’ambiente (dall’acqua, all’umidità dei suoli, all’atmosfera) che l’Esa ha lanciato proprio nell’ambito del programma Living Planet al fine di decifrare una realtà ambientale in gran parte da scoprire ma determinate per capire come affrontare i risolvere i problemi e la tutela del pianeta stesso.

http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/energia_e_ambiente/10_giugno_29/mappa-gravita-terrestre_5ad5340a-838c-11df-aec8-00144f02aabe.shtml

martedì 22 giugno 2010

Vino ? Buono !

Treviso - Esplode in tutto il suo fragore la mina dei fitofarmaci sulle colline del Prosecco.

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Tonnellate di prodotti chimici che ogni anno vengono usati sulle piante per debellare le malattie e preservare la produzione o per eliminare l’erba di troppo. Con i piccoli contadini e la gente della zona pedemontana che insorgono contro l’eccessivo utilizzo, da parte soprattutto dei maggiori produttori della zona Doc.
Ma Vinicio Vettoretti, già assessore a Valdobbiadene e viticoltore, afferma che «il paesaggio è diventato un grande vigneto, tutti sono consapevoli che questo modello di sviluppo non può durare ancora molto». Mentre un piccolo produttore di Miane conferma che «c’è chi arriva a fare anche venti trattamenti per vigneto all’anno pur di salvare la produzione».
Un’emergenza che si evidenzia in tutta la sua sostanza con i dati. Nel 2007 nella sola provincia di Treviso sono stati venduti 3.100.855 kg di fitofarmaci. Un dato impressionante, che rispetto al 2006, ha perfino avuto un incremento del 4 per cento. In attesa dei dati del 2008 è facile comunque prevedere un ulteriore significativo incremento, dato il cattivo andamento metereologico che ha caratterizzato l’annata, oltre all’aumento delle superfici coltivate. Fra i principi attivi, dopo lo zolfo (il più usato) c’è il “mancozeb”, utilizzato per combattere la peronospora della vite. Nell’Usl 7 ne sono state vendute circa 120 tonnellate; nell’Usl 8 circa 29; nell’Usl 9, 184. Peccato però che il 19 gennaio il Parlamento europeo abbia messo al bando questo prodotto, assieme ad altri ventuno pesticidi, perché ritenuto pericoloso per l’uomo in quanto danneggia le ghiandole ormonali. Ma non solo: dai dati Arpav si rileva come nel solo 2007, nella provincia di Treviso, siano state impiegate 55 tonnellate di "Glyphosate" e 8 di "Glufosinate ammonium". Anche quest’ultimo è un prodotto recentemente messo al bando dalla Comunità Europea perché classificato come cancerogeno. Fra gli insetticidi (dopo l’olio minerale) il più usato è un altro principio attivo decisamente contestato: il “chlorphirifos”. Circa 3 tonnellate impiegate nell’Usl 7; più di mezza tonnellata nell’Usl 8 e quasi 7 tonnellate nella Usl 9.
Ma a muoversi per cercare di contemperare le esigenze dei cittadini con quelle degli agricoltori, intanto, sono i Comuni. «Il problema esiste e non si può più far finta di non vederlo - afferma Davì, vicesindaco di Valdobbiadene - negli ultimi anni stiamo assistendo a un sempre maggior utilizzo di fitofarmaci e disseccanti, unito a un forte incremento del numero dei vigneti, che ormai arrivano a ridosso delle abitazioni. Una situazione che deve essere regolata al più presto per tutelare la salute di tutti. Per questo approveremo un nuovo regolamento di polizia rurale e poi ci attiveremo per creare una Commissione permanente, che monitori i risvolti negativi dell’utilizzo di questi prodotti sull’ambiente».


E in provincia di Verona come va?

Innanzitutto è il caso di ricordare che l’ Italia è tra i paesi nei quali si registra il più elevato consumo di fitofarmaci a livello mondiale.
Nel 2007 la quantità complessiva di fitofarmaci venduta solo in Veneto è stata di 14.936.186 Kg. Di questi 6.722.975 sono stati venduti in provincia di Verona.
I fitofarmaci sono divisi in classi di pericolosità: molto tossici, tossici, nocivi, ecc.
Su un totale di 355.144 kg di prodotti “molto tossici”, 249.085 kg sono stati venduti a Verona.
“ Si evidenzia che la maggior quantità di prodotti commerciali classificati “Molto Tossici” venduti nel territorio veneto è concentrata nella provincia di Verona, in particolare i valori più elevati si riscontrano presso l’ Azienda ULSS 21 – Verona e ULSS 22 – Bussolengo”.
Ma Verona è in testa anche con i prodotti “Tossici” (815.340 kg su 1.016.935 kg complessivi) e “Nocivi” (782.762 kg su 1.558.492 kg complessivi).
Un altro dato molto indicativo è che Verona e Rovigo commercializzano il 73,2% dei prodotti “molto tossici” e “tossici” di tutto il Veneto.
Per capire meglio di cosa parliamo, dobbiamo tener presente che i prodotti commercializzati in Veneto sono così suddivisi:
- Anticrittogamici 60%
- Diserbanti 11%
- Insetticidi 11%
- altri 18%

Un altro criterio di classificazione si riferisce ai principi attivi contenuti nei fitofarmici. Anche qui il dato è allarmante: in tutto il Veneto Verona ha il 45,3% dei principi attivi venduti, Belluno 0,2%, Treviso 22.6%, Vicenza 6,5%
Questi dati sono stati pubblicati su:
I prodotti fitosanitari nel Veneto 2003-2007
Arpav - Regione Veneto

A nessuno sarà sfuggito che a Verona si impiegano più del doppio dei fitofarmaci che si impiegano a Treviso, ma dalle nostre parti nessuno sembra preoccuparsi della enormità di quesi numeri.
Nel prossimo articolo parleremo degli effetti che questi prodotti chimici hanno sul nostro organismo.
Poi parleremo della espansione dei vigneti negli ultimi 10 anni e dei milioni di euro erogati in contributi ai viticoltori.
Per ultimo ci soffermeremo sulla spaventosa quantità di vino invenduto negli ultimi 3 anni (3 milioni di bottiglie di amarone) e sui prezzi attuali dell' uva, nonchè sulla percentuale di uva non raccolta nel 2009.

ref. teladoiolavalpolicella

Servono nuovi amministratori per la valpolicella: che fine faremo!!

 

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E’ da giorni che l’immagine dei sindaci attorno alla carta della Valpolicella mi ossessiona. Coloro che dovrebbero preoccuparsi del bene della nostra Comunità, sono riusciti ad elaborare queste fantastiche strategie:
1 – L’economia va sostenuta con l’ennesimo sviluppo edilizio (Negrar, Sant’Ambrogio, Pescantina), come diceva fino a poco tempo fa il “povero” premier spagnolo, smentito da una catastrofe economica
2 – La grande mucca della Cementirossi, capace di fornire latte a due interi comuni, va strenuamente difesa e foraggiata
3 – Facciamo nuove strade per risolvere il problema della viabilità. Il retropensiero ormai noto anche ai bambini delle elementari è: siccome non c’è un soldo, facciamoci “regalare” la strada dall’Impresa e in compenso diamole la possibilità di costruire altri 3-4-500.000 metri cubi di case.
4 – Dove proprio non si trova il”benefattore” ricorriamo al project financing, formula magica che dovrebbe prevedere il pagamento di un pedaggio per gli utenti (Buco delle Torricelle) ma che contiene in sé tante altre “sottoformule” magiche, sempre di compensazione e altro.
5 – Portiamo i fanghi dei marmisti a Fumane, così risparmiamo sul trasporto.
Queste sono le elucubrazioni mentali dei nostri Illuminati Amministratori. Sono trent’anni che si parla sempre delle stesse cose. Sono trent’anni che assistiamo impotenti alla devastazione della Valpolicella. Sono trent’anni che il territorio subisce le violenze di amministratori a cui interessa solo far vedere quanto sono stati bravi per essere rieletti. E noi, cittadini coglioni della Valpolicella, sono trent’anni che li votiamo.
Riporto (e ripeto) un brano elaborato e condiviso dalla Diocesi di Padova, contro la richiesta di rinnovo degli impianti del cementificio di Monselice. Poiché è ormai lampante che, anche in questo caso, la produzione di cemento diventa secondaria rispetto al business di bruciare rifiuti, il documento, fatto leggere in tutte le parrocchie del basso padovano, così recita:
"Riteniamo fortemente limitante e potenzialmente pericoloso assecondare tout court le richieste unilaterali di singoli operatori economici, senza avere preventivamente delineato, a livello politico, una progettualità a lungo termine, condivisa, vincolante, e ancorata ai valori sopra richiamati" scrive il Consiglio Pastorale. "Questa situazione deve essere colta come una grande occasione per ripensare una crescita economica, civile e sociale, in grado di promuovere, attraverso l’elaborazione di un nuovo piano di sviluppo dell’area, maggiore occupazione, mediante la valorizzazione di settori tecnologici, paesaggistici ed ambientali che esaltino le peculiarità di questo territorio. La politica, nella sua più virtuosa espressione di servizio al bene comune, deve riappropriarsi del ruolo di governo delle scelte economiche".
Perché i sindaci della Valpolicella non si trovano attorno ad un tavolo (questa volta seduti) a discutere in modo serio e competente di uno sviluppo del territorio che NON PUO’ PIU’ ESSERE quello degli ultimi trent’anni ? Perché non sono abbastanza onesti da riconoscere che questa non è la solita crisi passeggera ? Perché non capiscono che è adesso che bisogna pensare ad una nuova economia per la Valpolicella ?


Babbo Natale è andato in pensione, caro Bianchi. Provi ad uscire da questa logica parassitaria.

ref.http://www.teladoiolavalpolicella.it/notrip.htm

lunedì 21 giugno 2010

enatek: venturbine sui tetti delle case

L’idea è nata dalla evidente necessità di potenziare, come auspicato a tutti i livelli, la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e dalla convinzione che la prossima sfida sarà permettere a livello capillare tale produzione grazie alle cosiddette soluzioni RDEG (renewable distributed energy generation). Secondo una risoluzione della UE del novembre del 2009 che sarà recepita nella prossima Direttiva sulle Performance Energetica degli Edifici – Energy Performance Building Directive (EPBD), a partire dal 2021 tutti i nuovi edifici dovranno essere “passivi”: vale a dire che potranno consumare la quantità di energia che sapranno autoprodurre.

In questo contesto è emersa fondamentale la potenzialità sinora scarsamente utilizzata delle turbine eoliche integrate negli edifici – building-integrated wind turbine (BIWT). La constatazione che il micro-eolico (impianti di potenza fino a 5 kW di picco) fosse poco presente in ambito urbano e relegato in zone rurali a causa delle caratteristiche estetiche dettate da scelte tecnologiche convenzionali, ha spinto i soci a ripensare il paradigma tradizionale della tecnologia eolica: “non vogliamo installare sui nostri tetti turbine che hanno un palo più o meno lungo con un unico punto di ancoraggio e che inquinano esteticamente lo skyline” dice Giovanni Teglia. La soluzione è stata ruotare di 90° la turbina ed installarla sul tetto assicurando le due estremità alla copertura: la Venturbine è la prima ed unica soluzione BIWT realmente sviluppata in modo specifico per essere integrata nell’ambito urbano.

rif. http://www.enatek.it/20/

Le autostrade cinetiche: realtà

Ho iniziato ad interessarmi alle strade cinetiche a partire dal settembre 2009, quando avevo letto un piccolo comment, sulla rivista wired, che ne parlava. Si citava l’esempio di una azienda Israeliana di Nome INNOWATECH, che aveva messo a punto un particolare tipo/i di generatori piezoelettrici, in grado , alla loro deformazione, di generare energia elettrica. L’idea mi era parsa da subito intelligente e la possibilità di poter sfruttare il traffico stradale, per generare energia, una grande invenzione, che rispecchiava se possibile dire, un naturale sistema di produzione dell’energia … consumo senza consumo.

La possibilità di ottenere energia pulita, dalla deformazione del materiale piezoelettrico, trova notevoli applicazioni nel campo industriale e civile. Non solo auto, ma treni, passaggi pedonali, aree di impatto di macchine lavoratrici, ecc, ecc. Sono tra gli scenari nei quali poter applicare tale tipologia si soluzione.

Qualche giorno fa ho letto di un importantissimo accordo, che la società ITALIANA, IMPREGILO, ha stipulato con la ditta INNOWATECH. Si tratta della realizzazione della tratta Ts-Ve, 11.5 miles di autostrada, spalmata sulle 3 corsie, per un investimento di 225 milioni di $. Termine lavori 2013.

ROI, da calcoli molto approfonditi da me effettuati, accettabile e recupero del capitale, in meno di un anno.

Che dire allora… a parte me, bravi tutti !

Andrea Belvedere

Una torre di energia solare per produrre elettricità

Un nuovo progetto in Namibia potrebbe presto aiutare il paese fornendo una fonte di elettricità e di cibo giorno e notte e addirittura senza emissioni di CO2. L’interessante soluzione potrebbe essere offerta proprio da questa torre da non confondere con le torri solari collegate a concentratori solari.

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Una torre alta 500m e larga 280m che potrebbe produrre potenzialmente 400MW di energia, sufficientemente per soddisfare il bisogno energetico di Windhoek, la capitale della Nazione. Proposto dalla filantropica Hahn, la torre utilizzerebbe l’aria calda che attraverserebbe l’interno dell’enorme tronco e passerebbe fra decine e decine di turbine eoliche generando forzatamente energia. Ma non è finita qui infatti nella torre c’è la possibilità di coltivare in serra una superficie di 37Kmq.

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Le torri nonostante richiedano una grande distesa di spazio e abbondanti quantità di luce solare, spesso progetti come questo vengono sottovalutati. Theo von Backström dal Dipartimento di Ingegneria Meccanica presso la Sud Africa Stellenbosch University afferma: “Uno dei principali motivi per cui torri come queste non vengono realizzate è dovuto all’eccessivo costo iniziale di costruzione, nonostante siano delle vere e proprie centrali elettriche. Quindi si penserebbe ad un primo ostacolo economico”. Ma anche se si parta di insostenibilità economica, una cosa è certa, in Namibia si trova un deserto molto arido che offre grandi spazi e vede circa 300 giorni di pieno sole all’anno.

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Le torri producono energia infatti grazie alla luce del sole che riscalderebbe sufficientemente l’aria all’interno della serra trasparente alla base del camino. Quando l’aria sale infatti attraversa le turbine eoliche che a loro volta producono l’energia. La struttura della serra alla base fornirebbe un ambiente perfetto per la coltivazione di numerose colture, che di fatto consentirebbero all’impianto di produrre energia anche dopo che il sole sia tramontato. L’acqua utilizzata per le colture viene riscaldata naturalmente durante il giorno trasferendo questa energia poi alla torre di notte.

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Una volta che le torri sarebbero realizzate necessiterebbero di pochissima e scarsa manutenzione, ma la vera buona notizia è che la Namibia ha accettato di finanziare la metà dei costi pari al $ 780,000 per una relazione di fattibilità. Installare una torre come questa insieme ad una serra che utilizza acqua di mare come abbiamo visto di recente nel progetto del Sahara Forset Project della Sea Water Greenhouse, offrirebbe per molte regioni un’interessante soluzione e alternativa di sviluppo sostenibile. Restano comunque molti dubbi a partire dal prezzo, sarà veramente “sostenibile” per la Namibia permettersi progetti come questi senza l’aiuto dei paesi occidentali e banca mondiale (accollandosi nuovi debiti)?

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ref.http://www.genitronsviluppo.com/2008/09/11/una-torre-ad-energia-solare-per-produrre-elettricita-ma-grazie-a-turbine-eoliche-un-progetto-sostenibile-per-i-deserti-della-namibia-che-mira-a-produrre-energia-e-alimenti/

domenica 20 giugno 2010

Come Desalinizzare l’Acqua di Mare in Modo Efficiente. Grazie al Nuovo Processo di Osmosi della Oasys è Desalinizzare l’Acqua Salata a Meno della Metà del Costo Attuale

La Oasys ha chiuso il suo ciclo di $ 10 milioni di finanziamenti per sviluppare la sua nuova e incredibile tecnologia per la produzione di acqua potabile da acqua salata utilizzando uno decimo della quantità di energia necessaria utilizzata nei tradizionali impianti di desalinizzazione. I ricercatori di Yale, Rob McGinnis e Dr. Menachem Elimelech hanno sviluppato un sistema di dissalazione chiamato Engineered Osmosis che potrebbe produrre acqua potabile da acqua di mare o addirittura da altre acque reflue a metà del costo attuale. Ora che la loro nuova società Oasys si è assicurata il finanziamento necessario può procedere con lo sviluppo della sua potenzialmente rivoluzionaria piattaforma commerciale di dissalazione.

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Tutti conosciamo quanto sia preziosa l’acqua dolce e ancor più l’acqua salata ma i sistemi di desalinizzazione a parte qualche prototipo che abbiamo già presentato ( vedi: “Tecnologia Verde: Acqua potabile dal mare senza elettricità. Il mulino a vento  ad osmosi inversa che aiuterà a dissetare fino a 500 persone al giorno“) generalmente richiedono una tecnologia molto costosa ed un livello considerevole di energia in entrata durante il processo di desalinizzazione. Ora gli scienziati della Oasys sostengono che grazie al loro nuovo processo rivoluzionario di desalinizzazione Engineered Osmosis è possibile produrre acqua potabile da acqua salata a meno della metà del costo degli attuali metodi di dissalazione, eliminando soprattutto la necessità di avere acqua ad alta pressione utilizzata nei moderni sistemi ad osmosi inversa, quindi riducendo il fabbisogno elettrico richiesto a più del 90 %. Il risultato è naturalmente una sensibile riduzione dei di dissalazione dell’acqua di mare.

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“La penuria delle risorse idriche non sono più un problema -lontano-”, ha spiegato Aaron Mandell, Presidente e CEO di Oasys, in sua una dichiarazione. Mendell infatti ha osservato che l’attuale situazione di siccità in paesi come la California per non parlare del resto dell’Africa e di numerosi altri paesi e nazioni, rende l’utilizzo della rete elettrica ancora più necessaria, soprattutto con un uso tempestivo. Gli scienziati della Oasys prevedono per il nuovo processo di desalinizzazione EO un enorme potenziale soprattutto pensando ad alcune aree in via di sviluppo della terra, dove la grave scarsità d’acqua è in aumento considerevole, oltre a provocare in larga scala un conflitto politico e sociale (vedi anche aree come la Palestina). Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, 2,4 miliardi di persone in tutto il mondo vivono con un utilizzo di acqua molto limitato. “Oasys ha sviluppato una vera e propria tecnologia dirompente e in grado di affrontare la crescente crisi idrica globale”, ha affermato Jim Matheson di Flagship Ventures, uno dei finanziatori del progetto.

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“La soluzione ideale”, afferma Elimelech, “è un processo che utilizza in modo efficace il calore di scarto”.  Secondo gli autori, la desalinizzazione e il riutilizzo dell’acqua sono le uniche opzioni per aumentare la fornitura e il fabbisogno della preziosa risorsa al di là di ciò che è disponibile attraverso il ciclo idrologico. Un’altra applicazione del nuovo processo basato su una variazione di processi di desalinizzazione già esistenti riguarda la possibilità di sfruttare il calore provocato dal processo di osmosi che può essere utilizzato per generare energia elettrica. Elimelech e McGinnis spiegano infatti che è possibile produrre energia elettrica partendo proprio da questo processo a circuito chiuso, che utilizza alta pressione che attraverso una turbina può generare energia elettrica. E addirittura spiega Elimelech che “Il costo della produzione di energia elettrica con questo metodo potrebbe essere veramente competitivo con gli attuali mezzi di produzione di energia elettrica”.

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Diverse aziende hanno cercato per decenni di aumentare l’efficienza dei propri processi di desalinizzazione. Ma l’energia spesso richiesta dagli impianti di dissalazione ha limitato una loro espansione di utilizzo come fonte di acqua potabile sicura. L’annuncio della Oasys è solo uno dei molti esempi recenti di nuovi metodi e tecnologie emergenti nel settore della dissalazione. Il ministero spagnolo dell’Industria del Turismo e Commercio ha finanziato infatti un progetto del Madrid Institute for Advanced Study per la progettazione di un dispositivo chiamato Capacitive Deionization in grado di deionizzare l’acqua salata. La statunitense NanoH2O ha sollevato $ 15 milioni nel suo secondo round di finanziamento, nel settembre 2008 per migliorare il suo sistema di desalinizzazione a  membrana che dovrebbe aumentare l’efficienza dei suoi impianti. Ma se una società come la Oasys o qualsiasi altra società, può trovare un modo per ridurre drasticamente i costi di desalinizzazione, risulterebbe essere un vantaggio sicuro per numerosi abitanti delle altrettante regioni povere di tutto il mondo.

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ref. http://www.genitronsviluppo.com/2009/03/18/desalinizzare-lacqua-di-mare-modo-efficiente-grazie-al-nuovo-processo-di-osmosi-della-oasys-desalinizzare-lacqua-salata-meno-della-met-del-costo-attuale/

Caorso addio. La centrale ripulita dall'uranio

Caorso addio, la centrale nucleare più famosa d'Italia muore e forse – come la fenice della mitologia – rinasce. Oggi, domenica 20 giugno, la centrale che era dell'Enel e che ora è della Sogin (la società pubblica dello smantellamento del nucleare) ha chiuso in via definitiva la sua storia. Con due convogli di camion speciali e di forze di sicurezza, la centrale è stata vuotata dalle ultime barre di uranio usato.

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La turbina da 860 megawatt era già stata smontata anni fa e affettata per farne acciaio. Un gruppo di imprese sta smontando tubazioni e cablaggi, dividendo rame, ottone e acciaio secondo il grado di radioattività.

Restava un ultimo pezzo, le ultime barre di uranio ad alta radioattività che dormivano dell'86 nelle piscine nucleari dentro alla centrale, conferendo all'acqua in cui erano immerse lo spettacolare color celeste dell'effetto Cerenkov dato dai raggi gamma.
L'operazione si è svolta in gran segreto. Tonnellate di uranio ad alta attività a spasso per il mondo non sono una cosa da far sapere in giro. Unico segnale, ieri sono apparsi sulla strada dalla centrale in riva al Po fino al centro di Caorso, e poi lungo via della Stazione, dei cartelli che vietano la sosta. Segnale ormai ben conosciuto agli abitanti di Caorso: «Hanno messo i cartelli, allora parte l'ultimo carico».

Alle 9,30 il primo convoglio di tre camion rossi della Fagioli, sulle spalle i contenitori verdi corazzati, ha percorso i 3,7 chilometri di percorso dall'argine del Po attraverso i campi coltivati a granturco, in mezzo al paese di Caorso fino alla stazione. Davanti e dietro ai tre camion speciali ci sono i carri dei pompieri in allestimento radioprotezione, polizia, artificieri, anche i cani poliziotto; i vigili e la protezione civile comunale chiudono ogni strada al passaggio del corteo; le macchine degli abitanti ferme in coda a seguire il passaggio di lampeggianti blu.

Arrivati alla stazione, presidiatissima da tutti i lati, i camion speciali sono entrati nel piazzale riservato alla centrale atomica, dove da giorni aspetta il treno bianco, blindato con protezioni contro la radioattività e contro i colpi di mano di attentatori alla ricerca della "bomba sporca".

ref.http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-06-20/caorso-centrale-smantellamento-180300.shtml?uuid=AYhXmI0B

Valpolicella, sei strade «scaccia traffico»

VIABILITÀ. Convocati in Provincia i sindaci della zona, chiamati a sottoscrivere l'impegno di presentare in Regione un protocollo d'intesa sulle opere da realizzare. Tra le proposte il collegamento al futuro tunnel delle Torricelle e le circonvallazioni di Negrar, Fumane e San Pietro in Cariano  L'Arena 16/06/2010


Valpolicella. Sei nodi di viabilità da risolvere in Valpolicella e primo incontro in Provincia dei sindaci con il presidente Giovanni Miozzi, Samuele Campedelli, assessore alla programmazione e pianificazione territoriale e finanza di progetto e l'ingegnere Elisabetta Pellegrini, dirigente dell'area programmazione e sviluppo territoriale.
In due ore, in piedi attorno a un tavolo, con la mappa del Piano territoriale di coordinamento provinciale della Valpolicella distesa sopra, sono emerse criticità e ipotesi di soluzione, alcune già sentite, altre nuove del tutto, ma sulle quali è stato perentorio il presidente Miozzi: «Diamo tempo un mese all'ingegnere Pellegrini per formalizzare il piano e stendere un protocollo d'intesa. Prendiamoci l'impegno di ritrovarci entro il 31 luglio dove dobbiamo già arrivare convinti per la firma dell'accordo. Dovrà essere chiaro che cosa possono fare i Comuni; come possano intervenire i privati; la quota parte della Provincia. Solo con questo accordo avremo la forza di presentarci in Regione e chiedere un finanziamento per la parte che resta da coprire. Se andiamo ora, con opere per 80 milioni di euro e chiediamo di finanziarcele ci prendono per pazzi e torniamo a casa a mani vuote», spiega molto eloquentemente il presidente.
I consensi sono venuti da tutti gli amministratori presenti: dai sindaci di Fumane Domenico Bianchi, di Sant'Ambrogio Nereo Destri, di San Pietro in Cariano Gabriele Maestrelli e di Marano Simone Venturini; dal vicesindaco di Pescantina Maurizio Galvanini e dall'assessore di Negrar Giovanni Zanotti.
Ed ecco allora da dove partire. Anzitutto dalla città. È uscita dall'assessore Campedelli l'ipotesi di imporre in sede di Valutazione di impatto ambientale del traforo delle Torricelle l'obbligo di by pass completo per l'abitato di Parona come opera di compensazione: si risolverebbe così il problema di flusso verso la città e di uscita dalla stessa, convogliando ben più utenti nel tunnel con un vantaggio economico in termini di passaggi anche per chi investe nel traforo.
Il secondo collegamento da costruire interessa il territorio di San Pietro in Cariano, ma riguarda ovviamente tutta la viabilità di attraversamento della Valpolicella ed è il collegamento fra la Sp 1 e la Sp 4 nell'area ex Lonardi.
La terza opera interessa la viabilità interna ed è un collegamento in tunnel tra San Pietro in Cariano e Negrar tra le località Linguin e Moron e le due provinciali numero 4 e 12.
Riguarderà in particolare Fumane il collegamento fra l'attuale bretella che arriva dalla tangenziale e il cementificio a nord del paese. «Un'opera che costa 30 milioni di euro ma che può autofinanziarsi», suggerisce Miozzi, «con quote parte distribuite fra Cementirossi e consorzio marmisti, magari con un mutuo ventennale, ma i cui costi potrebbero scaricarsi sui risparmi derivanti dalle minori spese per lo smaltimento dei fanghi di lavorazione». Infatti attualmente, come conferma, Nereo Destri, il carbonato di calcio, che risulta dalla lavorazione del marmo va smaltito a bordo di bilici che percorrono 250 km. Il trasferimento in cementificio come sostituto della marna farà risparmiare chilometri per lo smaltimento e metri cubi di colline erose o quantomeno prolungherà la vita dei giacimenti naturali.
La quinta opera presa in considerazione riguarda la viabilità interna di Negrar, con una nuova strada alternativa a ovest del paese per l'impossibilità di riqualificare l'attuale provinciale che lo attraversa.
Il sesto e ultimo intervento infine sarà sulla vecchia strada provinciale della Valpolicella tra Parona e Pedemonte.

Vittorio Zambaldo

sabato 19 giugno 2010

La Cosa Berlusconi: jose’ Saramago

La Cosa Berlusconi

Pubblico l’art. di Jose’ SARAMGO, apparso sul quotidiano “ ElPais”, che lo ha a lui espressamente commissionato. SARAMAGO è scomparso il giorno 18 Giugno 2010.

Non trovo altro nome con cui chiamarlo. Una cosa pericolosamente simile a un essere umano, una cosa che dà feste, organizza orge e comanda in un paese chiamato Italia. Questa cosa, questa malattia, questo virus minaccia di essere la causa della morte morale del paese di Verdi se un profondo rigurgito non dovesse strapparlo dalla coscienza degli italiani prima che il veleno finisca per corrodergli le vene distruggendo il cuore di una delle più ricche culture europee. I valori fondanti dell’umana convivenza vengono calpestati ogni giorno dalle viscide zampe della cosa Berlusconi che, tra i suoi vari talenti, possiede anche la funambolica abilità di abusare delle parole, stravolgendone l’intenzione e il significato, come nel caso del Polo della Libertà, nome del partito attraverso cui ha raggiunto il potere. L’ho chiamato delinquente e di questo non mi pento. Per ragioni di carattere semantico e sociale che altri potranno spiegare meglio di me, il termine delinquente in Italia possiede una carica più negativa che in qualsiasi altra lingua parlata in Europa. È stato per rendere in modo chiaro ed efficace quello che penso della cosa Berlusconi che ho utilizzato il termine nell’accezione che la lingua di Dante gli ha attribuito nel corso del tempo, nonostante mi sembri molto improbabile che Dante l’abbia mai utilizzato. Delinquenza, nel mio portoghese,  significa, in accordo con i dizionari e la pratica quotidiana della comunicazione, “atto di commettere delitti, disobbedire alle leggi o a dettami morali”. La definizione calza senza fare una piega alla cosa Belusconi, a tal punto che sembra essere più la sua seconda pelle che qualcosa che si indossa per l’occasione. È da tanti anni che la cosa Belusconi commette crimini di variabile ma sempre dimostrata gravità. Al di là di questo, non solo ha disobbedito alle leggi ma, peggio ancora, se ne è costruite altre su misura per salvaguardare i suoi interessi pubblici e privati, di politico, imprenditore e accompagnatore di minorenni, per quanto riguarda i dettami morali invece, non vale neanche la pena parlarne, tutti sanno in Italia e nel mondo che la cosa Belusconi è oramai da molto tempo caduto nella più assoluta abiezione. Questo è il primo ministro italiano, questa è la cosa che il popolo italiano ha eletto due volte affinché gli potesse servire da modello, questo è il cammino verso la rovina a cui stanno trascinando i valori di libertà e dignità di cui erano pregne la musica di Verdi e le gesta di Garibaldi, coloro che fecero dell’Italia del  secolo XIX, durante la lotta per l’unità, una guida spirituale per l’Europa e gli europei. È questo che la cosa Berlusconi vuole buttare nel sacco dell’immondizia della Storia. Gli italiani glielo permetteranno?

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Ref. http://caderno.josesaramago.org/

mercoledì 16 giugno 2010

Vortex Hydro Energy: “ VIVACE “- ricavare energia dal mare

Si tratta di un sistema davvero innovativo, che sfrutta le correnti dell’acqua per produrre corrente elettrica. Funziona esattamente o quasi , come un motore a 4 cilindri, ma il suo propulsore è l’acqua. Il meccanismo attraverso il quale il sistema comincia a lavorare, è dovuto alle turbolenze, che si formano a ridosso dei cilindri di sostegno delle asticelle di VIVACE.

Il vortice , cosi’ indotto, forza il movimento dal basso verso l’alto e viceversa, del dispositivo, producendo in questo modo il movimento meccanico del motore e quindi favorendo il meccanismo della produzione di energia elettrica.

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A differenze dei classici sistemi ( mulini, dighe , ecc ) che sfruttano il moto ondoso, i flussi d’acqua e le cadute di quest’ultima su turbine particolari, il sistema VIVACE, inizia il suo lavoro già a partire da 2 nodi ( vedi filmato ) e non tiene conto dei flussi d’acqua. Vivace va dispiegato sul letto del fiume o a mezza altezza, comunque dev’essere immerso. Va da se’ che si tratta di un sistema del tutto naturale e che non compromette o condiziona la vita della fauna marina, IN PARTICOLARE PER IL FATTO CHE il suo movimento è molto lento.

Il suo sistema di funzionamento sfrutta un processo naturale e da sempre presente, nel mare: i vortici. Al momento la fase sperimentale del processo si è conclusa, e in questo momento il sistema è in fase di installazione sul letto del fiume detroit, negli USA. 

Si è calcolato, dopo verifiche in fase di laboratorio, che il sistema se opportunamente collocato, con 1 array ( strato ) di vivace per un Km ^2 circa, produrrebbe una quantita’ di energia sufficiente a soddisfare il fabbisogno di 100 mila case.

Si è stimato che il costo per Kw/h prodotti da parte del sistema VIVACE, è pari a 5 Cent, rispetto ai 6 dell’eolico e agli 8 del solare ( stime fonte MHU)

Nel complesso, si pensi che se l’uomo riuscisse ad ingegnarsi per sfruttare almeno l’1% dell’energia presente nel mare, si potrebbe soddisfare il fabbisogno di almeno 15Mld di persone ( piu’ del doppio degli attuali partecipanti la ns terra ).

Se vuoi approfondire, http://www.vortexhydroenergy.com

Andrea Belvedere

martedì 15 giugno 2010

Florian Bailly dalla Francia al Giappone con la sua bici elettrica solare

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Si chiama Florian Bailly, è francese, ha appena 26 anni ed è partito il 5 giugno dalla Francia per arrivare fino in Giappone, sul monte Fuji, con la sua bicicletta elettrica solare.

A metà strada tra un esperimento scientifico e un’avventura straordinaria, il viaggio di Florian durerà 100 giorni. Il ragazzo attraverserà 13.000 chilometri sempre in sella alla sua bicicletta, realizzata appositamente per lui, come prototipo, dagli ingegneri francesi dell'Istituto Nazionale di Solar Energy (INES).

La bicicletta si differenzia da una normale bici per il rimorchio che traina, su cui è alloggiato il mini impianto fotovoltaico in grado di alimentarla. Il telaio è stato costruito con materiali leggerissimi e caratterizzato da strumentazioni tecnologicamente avanzate:  un motore elettrico da 250 watt alimentato da tre batterie al litio, ricaricabili con i due pannelli solari caricati sul traino

Un po' come nelle biciclette a pedalata assistita, "il motore contribuirà ad aumentare la velocità e sostenere lo sforzo delle salite", ha raccontato Florian Bailly, che percorrerà mediamente 100 km al giorno.

Dopo la missione del 2006, che lo aveva portato dalla Francia in Cina in bicicletta, Florian tenta questa volta una nuova impresa - del costo complessivo di 25.000 euro - per sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi ambientali e la mobilità su due ruote. Per seguire la sua avventura: www.florianbailly.com

http://www.greenme.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2452&Itemid=311

lunedì 14 giugno 2010

ZAIA approva, la valpolicella no !

Gentile Presidente Luca Zaia

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è con grande dispiacere e tristezza che vengo a sapere che Lei ha approvato la richiesta del Cementificio Rossi appoggiato dal Sindaco di Marano e CEO presso la dittà Technital per scavare nella zona del parco regionale delle Lessinia di Marezzane. Invece pare che il progetto di ampliamento del cementificio con construzione del nuovo "forno" (inceneritore) fu gia approvato dalla Provincia nell'agosto 2009.
La prego di considerare la salute dei cittadini della Valpolicella, gia ad oggi in pericolo, nonchè la tutela del territorio e l'immagine negativo al mondo per quanto concerne l'Amarone e del turismo, che sono le cose sui quali investire. Chi difende a spada tratta il cementificio e loro progetti di bruciare rifiuti in Valpolicella ha evidentemente interessi economici dato che benefici per la popolazione non ci sono.


La prego di vedere il documento in allegato:
http://www.legambienteverona.it/doc/cementificio/cementirossi_e_la_valpolicella.pdf
dove a pagina 10 viene scritto che già dal 29 gennaio 2007 fu approvato il ricupero di rifiuti in regime semplificato presso il cementificio, naturalmente senza consultare i cittadini, con un incremento della quantità di rifiuti trattati passando da 20.000 tonnelate/anno e 80.000 tonnelate/anno di CENERI PESANTI DA INCENERIMENTO DI RIUFIUTI SOLIDI URBANI E ASSIMILATI DA CDR (combustibile da riufiuti) e cosi ha stabilito che la quantità di rifiuti/anno nell'impiamti sarà di 112.000 tonnellate.


A tutti gli effetti il cementificio è gia attivo da tre anni come inceneritore di rifiuti, sotto casa nostra con la totale indifferenza di sindaci e cittadini.
Ora che è stato approvato il progetto del ampliamento del cementificio e la devastazione del parco naturale della Lessinia per scavare a Marezzane fortemente voluto dal sindaco di Marano i problemi si faranno ancora più seri e spero che Lei possa intervenire a salvarci.
Cordiali saluti e grazie di cuore per aver letto la mia mail.
Jane Glees, una cittadina di Fumane preocupata per il salute di tutti e il futuro del nostro territorio

ref.http://www.teladoiolavalpolicella.it/

La "dozzina sporca": quando frutta e verdura fanno male alla salute

NEW YORK – Il più “tossico” è il sedano, seguito a ruota da fragole, mele, pesche, ciliege, patate, peperoni dolci, pesche noci, mirtilli, spinaci, lattuga e uva.

killer celery.jpgRibattezzata 'la sporca dozzina’, è la lista di frutta e verdure che possono rovinarci la salute per l’elevata quantità di pesticidi che contengono a causa della loro buccia morbida e ultra-permeabile: tra i 47 e i 67 a singola porzione.

composite dirtydozen.jpg

A puntare il dito contro i veleni nascosti in tanti ortaggi e frutti di uso quotidiano è l'associazione americana Enviromental Working Group, che ha basato il suo studio sull’analisi epidemiologica svolta in precedenza dalla Food and Drug Administration e dal Dipartimento dell'Agricoltura Usa proprio sulla presenza e la quantità di pesticidi in oltre 100mila ortaggi e frutti.

pesticide_spray1a.jpg

Cosa fare? “Si può ridurre dell'80% l'esposizione ai pesticidi nelle verdure comprando e mangiando prodotti esclusivamente biologici”, risponde l'autrice del rapporto, Amy Rosenthal.

A chi non può permettersi i costi spesso proibitivi dei prodotti bio, il gruppo offre una lista alternativa di 15 frutti e ortaggi che contengono dosi insignificanti di residui chimici. I "Clean 15" sono cipolle, mais, avocado, mango, ananas,  piselli, asparagi, kiwi, cavolo, melanzane, melone, anguria, pompelmo, patate dolci.

OrganicVegetables_Full.jpg

Nonostante il governo Usa insista che consumare piccole dosi di pesticidi non danneggia la salute, diversi studi mostrano il legame tra questi residui tossici e malattie quali il cancro e l’ADHD.

Ref.http://route66.corriere.it/

domenica 13 giugno 2010

Parco giochi ad energia cinetica: come produrre energia divertendosi

Divertente e allo stesso tempo utile è il parco giochi che genera energia elettrica ideato da Ananya Tantia, studente del corso di studi di Disegno Industriale alla Rhode Island School in collaborazione con Erin Knowlton. Adatto per tutti i bambini tra i 5 e i 12 anni, ogni gioco del parco composto da un'altalena, un'aerial merry-go-round, una zip-line ed uno scivolo a rullo cattura energia elettrica dal moto di rotazione generando così a sua volta elettroni. Il parco giochi se posto fuori ad una scuola con l’energia accumulata può garantirne l’illuminazione interna o addirittura alimentare i lampioni in strada.
 
Aerial merry-go-round
Grazie all’aerial merry-go-round finalmente ogni ragazzo potrà soddisfare la sua voglia di volare! Con dei pneumatici per altalena e grazie alle pale centrali che girano non solo si avrà la sensazione del volo ma ad ogni rotazione verrà prodotta energia elettrica.

Altalena
Ideata per accogliere i bambini di tutta l’età, con pali ed impugnature su entrambi i lati per permette la presa, grazie al moto oscillatorio dei bambini che sposteranno il loro pesa davanti e indietro anche l’altalena sarà in grado di creare attraverso questo moto rotatorio elettricità che sarà condotta all’interno del palo posto al centro.

Roller Slide
Il Roller slide combina l’arrampicata e lo scivolo. Dotato di vetrini multipli e diversi modi per salire e scendere, le diapositive generano energia da rulli che lavorano su un sistema di trasmissione a cinghia.
Zip-line
Ed infine lo zip linee con altezze diverse per adattarsi alle diverse esigenze dei bambini. Anche in questo caso l’energia è generata dal moto rotatorio delle due pale che girano con l’oscillazione dei bambini poste nella parte superiore dei pilastri.
Per il momento si tratta solo di un concept che se potesse essere commercializzato e adottato dalle amministrazioni pubbliche nelle scuole o negli asili potrebbe contribuire alla riduzione delle spese energetiche delle nostre città. La spiegazione del progetto è presente sul sito-vetrina per giovani design coroflot.com.

Ref. http://www.greenme.it/vivere/speciale-bambini/2417-parco-giochi-ad-energia-cinetica-come-produrre-energia-divertendosi
Gloria Mastrontonio

Legge bavaglio: intervista a marco travaglio

Il testo dell'intervista di Travaglio 

Il settimanale Il salvagente, aveva intervistato - nel numero del 20 maggio scorso - sull'argomento uno dei giornalisti in prima fila nella lotta contro la legge, Marco Travaglio.
Ripubblichiamo il testo dell'intervista di Barbara Liverzani.
 
Lo scandalo che ha travolto il ministro Scajola, il giro di appalti e favori dell’imprenditore Anemone, le indagini su Bertolaso, il mandato di arresto per il sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino. È lunga la lista dei casi giudiziari e politici che, con la legge Alfano in vigore, sarebbero rimasti “segreti”. O meglio, noti solo a magistrati e avvocati della difesa, ma non all’opinione pubblica. Su questo il Salvagente ha intervistato il giornalista Marco Travaglio.
 
Travaglio, con la legge Alfano in vigore che cosa potranno ancora legittimamente scrivere i giornalisti?
È semplice, niente. È l’abolizione totale della cronaca giudiziaria e riguarda molto di più delle sole intercettazioni. Basti pensare che non si potrà pubblicare neanche il riassunto degli atti di indagine, fino al momento dell’udienza preliminare, e comunque nulla delle indagini archiviate su persone non indagate. L’esempio classico in questo periodo è il caso Scajola: della vicenda che ha travolto e costretto alle dimissioni il ministro non si saprebbe nulla, visto che formalmente non è indagato. E anche se lo fosse (cosa che ritengo abbastanza probabile), se il reato di cui è accusato cadesse in prescrizione prima dell’udienza preliminare, sarebbe impossibile scriverne e darne conto all’opinione pubblica.
 
 
Davvero non rimane nulla da raccontare?
L’unica cosa che si potrà fare è raccontare, solo per riassunto, il contenuto di un’ordinanza di custodia cautelare nel momento in cui è notificata all’arrestato.
Ma anche qui c’è il trucco. Nel caso dei parlamentari il mandato di cattura non viene notificato direttamente alla persona ma al Parlamento, che deve concedere l’autorizzazione a procedere.
Stando così le cose, del mandato di cattura che pende su Nicola Cosentino, presidente del Cipe, non si saprebbe niente.
 
 
È un caso che si discuta di “legge-bavaglio” proprio nel momento in cui si sta scoperchiando un intreccio illecito di affari e politica?
Non è una coincidenza. E qualcuno si sta mordendo le mani. Se avessero approvato la legge un anno fa, non sapremmo nulla degli affari dell’imprenditore Anemone: Scajola sarebbe ancora ministro e Bertolaso starebbe tranquillo.
 
 
Si deve ammettere che sui giornali a volte si fa un uso delle intercettazioni, invasivo della privacy delle persone...
Non ricordo casi di abuso giornalistico, tranne forse la pubblicazione di sms privati tra Anna Falchi e Stefano Ricucci, peraltro non compromettenti. Per il resto si è sempre trattato di notizie di grande interesse pubblico. Secondo il mio giudizio, è stato giusto pubblicare anche le telefonate tra Fassino e Consorte e tra questi e D’Alema. Il potere politico che si interessa a una banca è una notizia.
 
 
E la reputazione delle persone che si trovano sbattute in prima pagina senza aver commesso reati?
Certo è compito del giornalista selezionare il materiale di cui viene in possesso e controllare bene, non basta prendere i brogliacci e sbatterli in pagina.
Per questo motivo io, per esempio, non avrei pubblicato la lista di chi ha avuto la casa ristrutturata da Anemone. Non possiamo sapere quanti tra quelli abbiano effettivamente e regolarmente pagato i lavori e quanti abbiano ricevuto favori.
 
 
Lei è soprannominato la “voce delle procure”: che cosa farà se la legge verrà approvata?
Continuerò a fare il mio lavoro.
La mia unica preoccupazione è che la notizia sia vera, nuova e di interesse pubblico. Del resto già oggi è perseguibile il giornalista che pubblica atti secretati, ma questo non mi ha mai fermato.
Io e i miei colleghi de “Il Fatto” continueremo a pubblicare le notizie pubbliche ma non pubblicabili e quelle secretate. Se poi finiremo in tribunale, chiederemo al nostro avvocato di sollevare la questione di legittimità costituzionale della norma.

Ref. http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?idSezione=7257&idSezioneRif=9&preview=1

sabato 12 giugno 2010

Record in Giappone: più di 1.000 chilometri con una ricarica

In attesa della certificazione ufficiale, c'è un auto di nuova generazione che è già entrata del Guinness dei primati. Quanto hanno realizzato allo Japan Electric Vehicle Club di Shimotsuma, un distretto di Tokyo, è infatti qualcosa di unico, al momento, nel panorama delle prestazioni delle auto alimentate ad energia elettrica. Una versione modificata dell'utilitaria Daihatsu Mira ha infatti percorso ben 1.003.184 chilometri con una sola ricarica, battendo qualsiasi precedente record di distanza mai stabilito da una vettura completamente "green". Il precedente limite certificato nell'albo ufficiale dei record, stando a quanto asserisce la testata nipponica Kyodo News, si ferma a 550 chilometri e fu toccato nel novembre del 2009 da un veicolo elettrico in viaggio fra Tokyo e Osaka.


Il sistema di alimentazione agli ioni di litio, sviluppato da Sanyo, contiene la bellezza di 8.320 batterie e garantisce un'autonomia di oltre 27 ore di marcia continuativa a una velocità di circa 40 chilometri l'ora. Per raggiungere lo storico risultato sono infatti stati ben 17 i guidatori che si sono dati il cambio al volante.

giovedì 10 giugno 2010

STOP GIBE 3

Cari sostenitori della campagna Stop Gibe 3,

vi scriviamo per aggiornarvi sugli sviluppi del progetto, in particolare in merito al coinvolgimento dell’Italia tra i potenziali enti finanziatori.

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Mercoledì 12 maggio, il progetto ha ricevuto il sostegno finanziario della più grande banca del mondo, l'Industrial and Commercial Bank of China (ICBC). Il governo etiope ha concluso un accordo di 459 milioni di dollari per la componente idromeccanica dell'opera, che verrà realizzata dall'industria manifatturiera statale cinese Dongfang. L’intesa, siglata a porte chiuse senza alcuna consultazione con gli altri potenziali finanziatori del progetto, ha tagliato di fatto fuori la Banca Africana di Sviluppo e la Banca Europea per gli Investimenti che, non potendo sostenere l'intero progetto a causa dell'assenza di gara di appalto nell'assegnazione del contratto, erano state chiamate a finanziare la parte tecnologica rilevata dai cinesi.

In questo preoccupante contesto, invece di ritirarsi dall’operazione l’Italia ha deciso di procedere al finanziamento.

Nonostante le gravi inadempienze procedurali nell’assegnazione dell’appalto, nonostante le contestazioni delle comunità locali e le proteste della società civile internazionale, nonostante il progetto non sia stato sottoposto come da regolamento ad un’istruttoria chiara e trasparente, il Ministro Frattini ha dato il suo via libera per la concessione del credito d’aiuto, ed il comitato direzionale della DGCS si potrebbe riunire in una seduta ad hoc nelle prossime settimane per approvare formalmente il progetto.

Alla luce di questi sviluppi, in occasione della visita in Italia di una delegazione di rappresentanti delle comunità locali impattate dal progetto, abbiamo richiesto alla DG Belloni un incontro per il 15 giugno, per dare seguito alla loro esigenza di chiarezza sugli orientamenti della Cooperazione Italiana in merito.

Contemporaneamente all’incontro, stiamo organizzando una mobilitazione della società civile davanti alla Farnesina, per esprimere il nostro dissenso nei confronti del progetto, in solidarietà con le comunità colpite.

Vi chiediamo quindi di essere con noi il

15 giugno 2010 h.15.30 in Piazzale della Farnesina a Roma

Dietro lo striscione: “NIENTE SOLDI ITALIANI PER LA DIGA GIBE 3”

Per informazioni:

info@stopgibe3.org

mercoledì 9 giugno 2010

IMPREGILO ed INNOWATTECH : BRAVI !

Innowattech of Israel is developing technology to generate electricity from road traffic. In its first commercial project the company will supply its technology for lighting road signs on the Venice-Trieste highway in Italy.

Italian infrastructure and civil engineering contractor Impregilo SpA is upgrading the Venice-Trieste highway at an investment of €225 million. Work began in 2010 and is due to be completed in 2013. The project involves widening the road to three lanes in each direction and building 11.5 miles of bridges and overpasses.
Innowattech CEO Dr. Lucy Edery-Azulay told Globes, Israel's leading financial daily, that "Drivers will read traffic reports on electronic signs, which will be powered by electricity from the drivers' own vehicles."
Innowattech's generators will be placed beneath the highway's upper asphalt layer. The Innowattech technology converts mechanical energy from vehicular or rail traffic into electricity. Its R&D center is at Technion Israel Institute of Technology in Haifa.
According to Edery-Azulay, by the end of June Innowattech will have signed more agreements with various companies around the world that are interested in its technology.

martedì 8 giugno 2010

COMMENTI SUPERFLUI !

  
Ore 11:47 (fonte Ansa) - "Da ministro dello Sviluppo economico posso dire che se la Rai non cambia e non smette di essere così faziosa contro la maggioranza sono quasi quasi tentato di non firmare il contratto di servizio pubblico". Ore 12.27 (fonte Asca) - "Oggi la sovranità non è più del Parlamento, è passata a una corrente della magistratura e ai suoi pm che attraverso la Corte Costituzionale abrogano le leggi che non gli piacciono. E' uno sfogo? No, è la realtà”

Ore 12:39 (fonte Agi) - "Ho detto agli uomini della Protezione civile di non andare in Abruzzo o almeno di farlo senza insegne, senza rendersi riconoscibili. Dopo l'apertura di quel fascicolo c'è il rischio che qualcuno che magari ha avuto dei familiari morti sotto le macerie e con una mente fragile, gli spari in testa".

Ore 12:50 (fonte Adnkronos) - "In Italia Il presidente del Consiglio non ha nessun potere. Potevo al massimo stabilire l'ordine del giorno del Consiglio dei ministri, ma l'ho delegato a Gianni Letta e non mi è rimasto nemmeno quello".

Ore 13:05 (fonte Sky Tg24) - ''Mettetevi per qualche minuto nei miei panni, aprite un giornale e accendete la tv pensando di chiamarvi Berlusconi, di essere me. Se dopo dieci minuti non vi viene la nausea mandatemi una lettera dicendomi che ho torto. Comunque resistiamo''.

Ore 13:21 (fonte Ansa) - ''In questa manovra sono stati chiesti pochi sacrifici' e tra le categorie interessate c'e stata quella degli impiegati pubblici perché loro hanno visto aumentare i loro stipendi quasi del doppio rispetto ai privati".

caricabatteria di Nokia: idea geniale !

Nokia cementa la sua immagine come il campione della telefonia mobile nei mercati emergenti, Nokia ha lanciato un nuovo prodotto la scorsa settimana: una bicicletta-powered caricabatterie del telefono cellulare. L'idea non è nuova , nel mondo in via di sviluppo-un paio di studenti kenioti si avvicinò con un prodotto analogo l'anno scorso, ma di Nokia sarà il primo prodotto in versione commerciabile. Il dispositivo sarà inizialmente venduto in Africa, per circa $ 18, e sarà in vendita in tutto il mondo entro la fine dell'anno.

giovedì 3 giugno 2010

PrimaCAPIRE-GAS

PrimaCAPIRE-GAS è un gruppo informale a cui aderiscono singole persone e famiglie, nasce nel 2010 ed aperto a tutti i residenti nel territorio della Valpolicella e Verona. Acquistiamo esclusivamente scarpe di UN SOLO MODELLO ( CLARK ) di numeri variabili dal 39 al 46 e  direttamente dai produttori. Privilegiamo il prodotto di aziende locali e sosteniamo (o cerchaimo di farlo ) , le aziende del territorio.
 Se sei interessato e rispondi ai requisiti di residenza DEL territorio, visita : WWW.PRIMACAPIRE.IT

martedì 1 giugno 2010

vivace

Il movimento delle correnti dei mari e dei fiumi potrebbe essere un nuovo, affidabile e conveniente fonte di energia alternativa. Il nuovo progetto di un ingegnere della Michigan University utilizza proprio un dispositivo che opera come un pesce utilizzando il movimento dei flussi e delle correnti per produrre energia rinnovabile pulita.
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Il dispositivo, chiamato Vivace, è il primo che potrebbe sfruttare l’energia dalla maggior parte delle acque correnti in tutto il mondo, perché opera in flussi di movimento anche di 2 nodi (circa 3 Km/h). E dato che la maggior parte delle correnti della terra sono più lente di 3 nodi, la maggior parte delle turbine e dei mulini ad acqua necessitano invece di una media di 5 o 6 nodi per operare in modo efficiente.
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Vivace sta per Vortex Induced Vibrations for Aquatic Clean Energy. Il dispositivo non dipende da onde, maree, turbine o dighe, si tratta solo di un unico sistema che utilizza anche la poca energia cinetica prodotta dalle correnti e si basa sulle “vibrazioni indotte dai vortici”. I cilindri di Vivace utilizzano proprio queste correnti indotte da qualsiasi liquido come aria o acqua. I vortici spingono a tirare i i cilindri di Vivace in alto e in basso o a destra e sinistra, comunque sempre in modo perpendicolare al corrente. Queste vibrazioni si sono già notate nel ponte poi rovesciato di Tacoma Narrows a Washington nel 1940 e nella centrale elettrica di Ferrybridge in Inghilterra nel 1965. In acqua, le vibrazioni regolarmente creano danni a banchine e alle piattaforme petrolifere off shore oltre a qualsiasi edificio costiero.
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“Per gli ultimi 25 anni, ingegneri, me compreso, hanno cercato di sopprimere le vibrazioni indotte da questi vortici. Ma ora a Michigan stiamo facendo il contrario. Abbiamo cercato di sfruttare al meglio questa potente forza distruttiva della natura”. Questo è quanto ha ribadito Michael Bernitsas sviluppatore di Vivace e professore del Dipartimento di Architettura e Ingegneria Navale.
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Vivace copia la tecnologia dei pesci”, continua Bernitsas. “I pesci sfruttano questi vortici per  planare e nuotare velocemente. La loro potenza muscolare infatti da sola non potrebbe fornire la propulsione necessaria a spingerli velocemente attraverso l’acqua. Questi generatori utilizzano questo design come una biomimesi e le versioni future avranno l’equivalente di una coda e la rugosità superficiale delle squame di un pesce. La presenza della corrente alternata nel cilindro causa vortici sopra e sotto di esso. I vortici spingono e tirano su e giù in modo passivo il cilindro, creando energia meccanica. Il dispositivo successivamente converte l’energia meccanica in energia elettrica. “Pochi cilindri potrebbero essere sufficienti per soddisfare il fabbisogno di energia elettrica di una nave, o di un faro” spiega Bernitsas. Inoltre le oscillazioni di Vivace sarebbero lente, e il loro impatto (sebbene ora solo teorizzato) non danneggerebbe la vita marina, come le dighe o le turbine.
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Bernitsas spiega che Vivace produrrebbe energia elettrica al costo di $ 5,5 cent per Kw/h. Mentre l’energia eolica ha dei costi energetici di $ 6,9 cent per Kw/h e $ 4.6 il nucleare, mentre l’energia solare raggiunge costi anche di $ 16 o 48 cent per Kw/h a seconda del sito di installazione. “Non esiste una soluzione unica al mondo per il fabbisogno energetico”, afferma Bernitsas. “Ma se riuscissimo a sfruttare anche solo lo 0,1% dell’energia del mare si potrebbe sostenere il fabbisogno energetico di circa 15 miliardi di persone”. I ricercatori hanno recentemente completato uno studio di fattibilità per testare vivace nel fiume di Detroit e puntano a realizzare il progetto pilota entro i 18 mesi.
vivace, vivace energia dal mare, vivace energia dalle correnti, 
energia mare, energia oceano::




















http://www.genitronsviluppo.com/2008/11/26/energia-dal-mare-e-dai-fiumi-vivace-lenergia-dalle-correnti-a-basso-costo-un-progetto-di-biomimesi-che-copia-il-%E2%80%9Cdesign%E2%80%9D-dei-pesci-per-utilizzare-una-delle-forze-piu-potenti-della/

Visita il sito ufficiale:

http://www.vortexhydroenergy.com/

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