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venerdì 22 gennaio 2010

 

Dal Mit le nanoparticelle che, riconoscendo il tessuto vascolare compromesso, rilasciano il farmaco

Dalla nanotecnologia è stato sviluppato un nuovo approccio alla cura delle malattie cardiovascolari. Un team di ricercatori della Harvard Medical School, e del Massachusetts Institute of Technology (MIT) hanno messo a punto delle nanoparticelle chiamate "nanoburrs" che hanno la capacità di legarsi alle pareti dei vasi  danneggiati e rilasciare gradualmente i farmaci.

Lo studio potrebbe, in un prossimo futuro, rivoluzionare il trattamento delle patologie cardiache: oggi per contrastare l'irrigidimento delle arterie si usano minuscoli palloncini per dilatare forzatamente i vasi arteriosi, per poi infilarvi un tubicino (stent) per tenerli aperti.

Ma spesso il processo innesca una nuova rapida crescita di tessuto attorno allo stent che può portare nuovamente al blocco delle arterie. Mentre la novità del Mit consiste nella sicurezza della terapia e nell’assenza di possibili rischi. Le nanoparticelle messe a punto dagli scienziati Usa sono rivestite di proteine che possono aderire esclusivamente alla membrana basale, con un’interazione altamente specifica.

Quando avviene l’interazione, le nanoparticelle rilasciano un farmaco per un lungo periodo, fino a 12 giorni. "E' un esempio molto eccitante - spiega il professor Robert Langer, uno degli autori della ricerca - nel campo delle nanotecnologie e del “targeting” delle cellule in azione". Una tecnologia, aggiunge l'esperto, che potrebbe funzionare in qualsiasi patologia dove la parete cellulare risulta compromessa, inclusi certi tipi di tumori e altre malattie infiammatorie. Tuttavia, avvertono gli esperti, la strada è ancora lunga prima di un effettivo utilizzo sull'uomo: le nanoparticelle "ripara-arterie" non saranno disponibili prima di diversi anni.

La HMS / MIT team ritiene che il suo nuovo metodo di targeting potrebbe anche essere adattato per curare i tumori grazie al rilascio di farmaci così finemente controllato.

I dettagli del nuovo lavoro sono in uno studio pubblicato nel numero del 18 gennaio della rivista Proceedings of the rispettato National Academy of Sciences (PNAS).

http://web.mit.edu/newsoffice/2010/nanoburrs.html