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domenica 10 gennaio 2010

A Catania la più grande fabbrica di pannelli fotovoltaici d’Europa

 

di Giuseppe Mazzone

È ufficiale, c’è la firma. Tirano un sospiro di sollievo il mondo del lavoro e dell’economia catanese e siciliana. Stamattina ad Agrate è stato firmato il protocollo che prevede la nascita a Catania della più grande fabbrica di pannelli fotovoltaici in Italia. Tre le parti contraenti: la “Enel green power”, la giapponese “Sharp” e la “StMicroelectronics”.

C’è voluto un anno pieno dunque per condurre in porto l’operazione pilotata che appare come la quadratura del cerchio di una situazione industriale, quella della “St” che aveva fatto decollare negli anni novanta la “Etna valley” ma che negli ultimi anni risentiva della crisi mondiale del comparto.

Determinante l’entrata in campo della “Sharp”, l’azienda di Osaka leader nel settore fotovoltaico, che dalla primavera di quest’anno produrrà nella sua fabbrica di Sakai la tecnologia esclusiva del film sottile a tripla giunzione, che successivamente esporterà a Catania.

L’arrivo dei giapponesi consentirà infatti la riconversione del famoso M6, il cubo su cui si sarebbe dovuta concentrare la produzione dei 12 pollici della “St”, e avrebbe dovuto dare altri duemila posti di lavoro.

Invece l’andamento dei mercati mondiali e la velocizzazione delle innovazioni tecnologiche in un settore mutevole e bizzarro, hanno definitivamente bloccato il progetto “M6”, mentre la “St” trasferiva a Singapore parte della produzione, quella dei 6 pollici.

Rimaneva il rischio di lasciare l’ennesima cattedrale nel deserto. Ma a quel punto sono scesi sul terreno anche la “Enel green power” ed il sottosegretario allo Sviluppo economico Adolfo Urso, che hanno intrapreso a trattare col Sol Levante.

Urso in particolare nei suoi numerosi viaggi aveva illustrato i vantaggi di un investimento a Catania, sia per le strutture già esistenti, sia perché esisteva uno stanziamento precedente per il “M6” ancora addirittura in lire: seicento milioni del primo governo Prodi. Ebbene, il sottosegretario ha congelato la somma per non doverla dirottare, ed adesso la riconvertirà per la nuova impresa.

Già un anno fa una delegazione della fabbrica giapponese aveva visitato gli impianti catanesi dando sostanzialmente via libera all’operazione.

Alla fine, l’intesa è stata raggiunta con una equa divisione: il progetto, per la capacità produttiva iniziale di 160 Mw, richiederà un investimento totale di 320 milioni di euro e sarà finanziato mediante una combinazione di capitale proprio, incentivi statali e project financing.

Ogni partner sottoscriverà un terzo del capitale, 70 milioni di euro ciascuno. Altri settanta milioni saranno erogati direttamente dal ministero.

Insomma, l’”Etna valley” è salva: è questo il succo della notizia, quel che più interessa. La “St” non chiude né smantella, l’”M6” si rivestirà di nuovo e la ex “Conphoebus” torna leader nella ricerca delle energie alternative.

Mutano di colpo le prospettive occupazionali: soprattutto non si perderà un solo posto di lavoro. Attualmente operano alla “St” 3900 addetti; altri 400 sono alla “Newmonyx”, mancato satellite della operazione “M6”. Ebbene, dall’azienda madre un nucleo di 250-300 dipendenti dovrebbe trasferirsi nella nuova azienda, che a regime dovrebbe occupare 500 addetti. Nella stessa “St avverrà inoltre la riconversione di reparto, per produrre gli otto pollici al pari delle consorelle europee.

La produzione della fabbrica catanese sarà destinata a soddisfare i mercati del solare della cosiddetta regione “Emea”: Europa, Medio Oriente ed Africa.

Davvero una svolta colossale.

Ref http://catania.blogsicilia.it/2010/01/a-catania-la-piu-grande-fabbrica-di-pannelli-fotovoltaici-deuropa/