Translate

mercoledì 11 maggio 2016

Per un pugno di bitcoin: rischi e opportunità delle monete virtuali


  • 00:03:11 | 00:10:10
TWITTER
FACEBOOK
Molti parlano di bitcoin, ma pochi li usano. Sono davvero l'inizio di una nuova economia o solo l'ultimo oggetto di una bolla speculativa? Ne discute il nuovo libro di Massimo Amato e Luca Fantacci “Per un Pugno di Bitcoin. Rischi e opportunità delle monete virtuali”  edito da UBE-Università Bocconi.
Grazie a una tecnologia all'avanguardia denominata blockchain, i bitcoin possono essere creati, trasferiti e accumulati senza l'intermediazione del sistema bancario. Tuttavia, solo una minima parte è utilizzata per il pagamento di beni e servizi nell'economia reale. La maggioranza è detenuta come strumento di speculazione, se non addirittura utilizzata come mezzo di pagamento anonimo per traffici illegali di spacciatori e terroristi.
Sono soltanto i primi passi, un po' incerti, di un sistema destinato in pochi anni a intercettare il 10 percento del Pil mondiale, come prefigurato da un sondaggio del World Economic Forum? O si tratta di un esperimento fallito, come ha recentemente dichiarato uno dei suoi sviluppatori? La grande volatilità del valore dei bitcoinè un accidente temporaneo destinato ad attenuarsi o un carattere intrinseco che rivela un difetto di costruzione? È possibile mantenere e sviluppare i pregi della blockchain a servizio di un sistema di pagamento efficiente e a basso costo, senza i difetti dibitcoin come moneta instabile e tendenzialmente deflativa?
Gli autori mettono a confronto le promesse reboanti delle monete virtuali con le loro prospettive concrete, analizzando anche le applicazioni della tecnologia blockchain fuori dall’ambito strettamente monetario.Infatti, mentre bitcoin e altre monete virtuali, sempre più numerose, tentano di rendere il sistema dei pagamenti sempre più rapido, affidabile e efficiente, si moltiplicano anche le applicazioni della tecnologia blockchain in sfere sempre più ampie delle relazioni non solo economiche e commerciali, ma anche sociali e politiche. Infatti, il sistema contabile decentrato costituito dalla blockchain si presta per gestire in maniera automatica e senza intermediazione processi di ogni genere, dal trasferimento di proprietà ai sistemi di voto. Qui la posta in gioco è ancora più elevata. Qualcuno è giunto persino a preconizzare, attraverso la blockchain, l’avvento di una società in cui ogni forma di organizzazione, dalle imprese ai governi nazionali, è sostituita da un sistema automatico di aggregazione del consenso e di attuazione delle decisioni, secondo protocolli informatici predeterminati. Gli autori discutono l’ideologia che sottende il progetto palingenetico dellablockchain, mostrando il pericolo che ciò che nasce come sogno libertario si trasformi in un incubocibernetico.
Tuttavia, gli autori restano convinti che il progetto di bitcoin muova da un’istanza condivisibile, che merita attenta e urgente considerazione: quella della riforma monetaria. “Bitcoin è la risposta sbagliata a una domanda giusta”, affermano. “Il sistema monetario e finanziario, nella sua forma attuale, è un problema. Mabitcoin non è la soluzione. Rischia anzi di aggravare la distanza del denaro dal lavoro e della finanza dall’economia reale. Vale, però, come provocazione per ripensare la funzione delle banche centrali e per elaborare sistemi di monete complementari che sappiano davvero promuovere e non ostacolare scambi e investimenti”.
Sono necessarie risposte innovative, efficaci e più rispondenti alla funzione sociale del sistema monetario e creditizio. L’ultima parte del libro presenta forme diverse di monete complementari che appaiono più adatte a questo scopo.
Massimo Amato insegna Storia, istituzioni e crisi del sistema finanziario globale e Storia economica e del pensiero economico all’Università Bocconi.
Luca Fantacci insegna Storia economica e Scenari economici internazionali all’Università Bocconi.
Insieme hanno scritto “Fine della finanza” (2009) e “Come salvare il mercato dal capitalismo” (2012).

http://www.economia.rai.it