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giovedì 18 giugno 2015

Dietro l’enciclica ecologica del Papa c’è Jeff Sachs Ritratto del tecnocrate che vuole raddrizzare il legno storto dell’umanità e che cerca una cornice etica dalle parti di Francesco

New York. Fra gli economisti italiani più attenti alle questioni climatiche e alla sostenibilità corre voce che nella prossima enciclica di Papa Francesco, che ruoterà attorno al tema dell’ecologia, si noterà distintamente il tocco dell’economista americano Jeffrey Sachs, direttore dell’Earth Institute alla Columbia University. Alcune fonti ben connesse negli ambienti internazionali confermano al Foglio il ruolo di Sachs nella concezione del testo. L’interessato non ha risposto alla richiesta del Foglio di confermare la sua collaborazione alla stesura dell’enciclica, che dovrebbe vedere la luce in estate o al più tardi in autunno, ma la notizia appare tutt’altro che inverosimile: lo scorso anno Sachs ha partecipato a un convegno sullo sviluppo sostenibile organizzato dalla Pontifica accademia delle scienze, mentre l’anno precedente è stata l’Accademia internazionale per lo sviluppo economico e sociale a invitarlo in Vaticano a un incontro su “Povertà, beni pubblici e sviluppo sostenibile”, organizzato in collaborazione con l’associazione Greenaccord. Sachs, nato in una famiglia ebrea di Detroit, non si definisce religioso, ma sostiene che “la dottrina sociale della chiesa offre una cruciale via verso un’etica globale dello sviluppo sostenibile”.
Ha accolto con enorme favore le critiche alla trickle-down economics esposte dal Papa nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium. Sulla rivista dei gesuiti americani, America, si è prodotto in una lode del “messaggio di speranza e giustizia sociale” di Francesco: “Siamo di fronte a una crisi morale più che a una crisi finanziaria o economica. E perciò dobbiamo essere grati a Papa Francesco. Lui ci ha amorevolmente ricordato che le nostre più alte aspirazioni sono alla nostra portata”. I rapporti dell’economista innamorato della “cornice etica” offerta dalla dottrina sociale della chiesa con il Vaticano non sono iniziati con Francesco. Nel 1991 ha prestato i suoi consigli a Giovanni Paolo II per la stesura della Centesimus Annus, ma allora non aveva ancora messo a fuoco la caratura universale delle sue ambizioni, era solo un brillante economista che aveva salvato l’economia della Polonia in una notte somministrando una dose della sua “shock therapy”. Il Papa in quell’enciclica sosteneva, fra le altre cose, che sulle cause della povertà Marx aveva torto: i poveri non sono poveri perché sono sfruttati dai ricchi, ma principalmente perché sono esclusi dal ciclo della produttività. Aveva meno di quarant’anni quando il Boston Globe lo ha definito “il più grande ingegnere economico dopo Keynes” e il New York Times lo ha nominato “probabilmente il più importante economista del mondo”. Ora si occupa della “più grande e complessa sfida che l’umanità abbia mai affrontato”, lo sviluppo sostenibile, al quale ha dedicato enormi quantità di energie e ha messo a fuoco in un libro in uscita il mese prossimo: “The Age of Sustainable Development”, con prefazione del segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon.

http://www.ilfoglio.it/articoli/2015/02/24/jeff-sachs-papa-francesco-enciclica-ambiente-lumanista-insostenibile___1-v-125944-rubriche_c214.htm