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Grecia, niente soldi per i malati di cancro.


È possibile sprecare denaro pubblico senza averlo? Sì, se a farlo è la politica greca: quella che ha dissennatamente prodotto il quasi default ellenico e chiede, oggi, sacrifici indicibili a tutti cittadini tranne a quelli che hanno in Svizzera un patrimonio stimato in 600 miliardi di euro. Una consapevolezza che matura spulciando cifre e fatti dell’Egeo.
Si prenda il comparto sanitario, dove i farmacisti da sei mesi attendono di vedersi corrisposti dal ministero 70 milioni di euro che hanno anticipato quest’anno per l’acquisto dei farmaci. Senza contare i pagamenti per gli anni precedenti a quello in corso che ammontano a sei miliardi e mezzo di euro che l’esecutivo ad interim guidato in questa fase pre elettorale dal magistrato Panaghiotis Pikramenos non può onorare, in quanto governo provvisorio. La salute è uno dei settori dove sta andando in scena l’ultimo atto di una tragedia vera: i cittadini malati di cancro hanno dovuto pagare di tasca propria le costosissime cure, con casi in cui hanno sborsato anche settemila euro al mese perché lo stato non ha più liquidità per provvedere, come dovrebbe, a quei gravosi oneri (anche se il ministro della Salute ad interim Christos Kittas si affretta ad assicurare che la situazione verrà sanata). Non mancano pazienti indigenti che interrompono quelle cure indispensabili per la stessa sopravvivenza, come molti sono i cittadini che risparmiano sulla salute. Semplicemente non sottoponendosi più a visite specialistiche private e “confidando” nella mutua, che in Grecia si chiama Ika. Proprio l’Ika è da mesi al collasso, con una mancanza cronica di personale, con medici cardiologi (stipendio mensile di ottocento euro) che devono visitare anche ottanta malati in un solo turno di cinque ore, con lunghe file negli ambulatori pubblici e con lo spettro di patologie “passate” che fanno nuovamente capolino, come i bimbi sottopeso che ad Atene sono raddoppiati nell’ultimo biennio (dati Ocse).
Da un lato, dunque, criticità dolorosissime in quanto toccano pelle e carni di semplici cittadini. Ma, dall’altro, il mostro a sei teste della cattiva amministrazione. Quella che ha fagocitato negli anni miliardi di fondi europei, spendendoli in ritardo e male; che ha impiegato due lustri per l’unica arteria autostradale (ancora incompleta) che collega Atene a Salonicco, che non ha realizzato un’autostrada nel Peloponneso, che per anni ha inspiegabilmente impedito l’accesso in alcune città (Atene e Salonicco) di auto diesel, e in questo modo incoraggiando l’acquisto di auto a benzina che oggi sono diventate un lusso con la verde a due euro, che non ha previsto traghetti green, considerato l’elevato traffico da e per le isole dell’Egeo.

Ma non è tutto. Il teatro ateniese Megaro Musikì riceve finanziamenti pubblici per svariate centinaia di migliaia di euro. Mentre i partiti troveranno presto un gradito regalo sotto l’ombrellone: rimborsi per 100 milioni, come “frutto” della doppia tornata elettorale. In un momento in cui per “ripagare” gli interessi al maxi prestito della troika (su 4 euro che arrivano, 3 vengono già ripagati a Fmi, Ue e Bce), la Grecia sta utilizzando i fondi pensione di alcune categorie. Che, non solo negli anni hanno versato i propri contributi, ma che oggi o quando andranno in pensione, potrebbero non ricevere né un euro né una dracma. In più si aggiunga la quotidiana dose di notizie scoraggianti proveniente dei mercati: perS&P’s esiste una possibilità su tre che la Grecia torni alla dracma. E un attimo dopo ecco il tonfo della borsa di Atene: l’indice Athex lascia sul terreno oltre 6 punti percentuali attestandosi così a quota 471,35.
Borsa, a queste latitudini, fa rima con l’incubo dracma: dove il vecchio conio, che lo stato sta già stampando da mesi per prepararsi ad ogni eventualità, non solo ha fatto capolino su Bloomberg venerdì, ma sta agitando le cancellerie di tutto il mondo per via dei rischi di contagio che già si stanno verificando nelle banche spagnole e cipriote (con quelle portoghesi e italiane che assistono, spaventate, all’evoluzione dei fatti). A questo punto, e con i rappresentanti della troika a vigilare nei dicasteri ateniesi, servirebbe solo un miracolo. O che qualcuno semplicemente scegliesse il ricambio.

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