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sabato 11 agosto 2012

Lo Yen è un porto sicuro?

di Carlo Vallotto - Metalli-Preziosi.it

L'ECONOMIA GIAPPONESE sta affondando a causa della recessione globale e del rafforzamento dello yen. E nessuno sembra accorgersene. 
Il Giappone viene a tutt’oggi ritenuto uno degli investimenti più sicuri. Ma il Giappone ha tutte le caratteristiche per rientrare in uno di quei casi da manuale. L’economia di questo Paese dipendente dalle esportazioni, è forte nel riuscire a rendere i propri prodotti competitivi nei mercati internazionali. E gli investitori che sono alla continua ricerca di asset rifugio dalla crisi in Europa e dal periodo di debolezza dell’economia globale, acquistano titoli giapponesi che portano ad un aumento del valore della moneta locale.
Il forte apprezzamento dello yen rende le esportazioni meno appetibili. E questo va ad incidere su tutto il sistema economico-produttivo rendendo il paese non più un investimento sicuro ma  un “buco nero”.
Realtà non tanto diversa da ciò che sarebbe successo in Germania. Ma Berlino è all’interno dell’Eurozona. Dovendo fare ritorno al marco, anche la Germania soffrirebbe di un calo delle esportazioni in un periodo recessivo a livello globale. 
Questa è una conseguenza naturale della forte dipendenza dai mercati esteri. Al contrario le economie più improntate al mercato interno sono meno esposte alle conseguenze di un apprezzamento della valuta.
Quindi mentre gli occhi del mondo restano puntati sull’Europa, il vero buco nero finanziario è in Giappone. E i motivi sono molteplici.
Le economie come il Giappone, la Cina e la Germania, dipendenti dalle esportazioni, fanno leva sulla forza della domanda estera per sostenere elevati tassi di crescita del Pil e dell’occupazione. Questo sta a significare che devono mantenere in attivo il conto delle partite correnti e della bilancia commerciale.
Tuttavia con l’apprezzamento della valuta, le esportazioni diventano meno competitive nei mercati internazionali. E quindi devono trovare delle strategie per mantenere allineata la propria valuta con i partner commerciali e con i paesi importatori che acquistano i loro prodotti.
La Germania è riuscita in questo intento grazie alla partecipazione all’interno dell’Eurozona. I maggiori partner commerciali usano infatti la sua stessa moneta vale a dire l’Euro. La Cina ha ottenuto questo risultato prima attraverso il peg dello yuan con il dollaro e poi introducendo altre forme restrittive sul cambio (movimento non dettato dalle leggi di mercato).
Invece il paese nipponico non può avvalersi di nessuno di tali vantaggi e quindi necessariamente deve intervenire nel sistema valutario, attraverso la vendita e l’acquisto di yen e dollari. Nonostante il forte problema del debito, il Paese ha un sistema industriale produttivo molto ben diversificato, che genera un surplus nel conto della partite correnti e un enorme quantità di asset all’estero. E questi asset messi insieme ottengono come conseguenza che in un contesto di instabilità generale  il Giappone resti stabile.
In poche parole sono queste le motivazioni che rendono lo yen giapponese agli occhi degli investitori internazionali come un impiego sicuro e i bond in yen come liquidità sicura.
Una delle conseguenze è che con la maggiore domanda di yen, la divisa tenda a rafforzarsi e quindi venga ridotta la capacità competitiva delle esportazioni nipponiche.  E il costo per il Paese di figurare tra gli asset rifugio si riflette sul vero motore dell’economia,cioè sulle esportazioni.
Paradossalmente ciò che rende il Giappone un porto sicuro è proprio ciò che va a deteriorare questa situazione.

E in aggiunta con l’economia globale in recessione, le esportazioni rallentano sempre più rapidamente, gravate non solo dall’apprezzamento della moneta, ma anche dalla minore domanda globale innescando un circolo vizioso da non sottovalutare.

Carlo Vallotto, 10 Ago '12